Progetto Donna Ceteris opera sul dramma della violenza contro le donne da oltre dieci anni, a stretto contatto con il territorio, raccogliendo le ferite invisibili di tante vittime troppo spesso celate dal silenzio.

Progetto Donna Ceteris opera sul dramma della violenza contro le donne da oltre dieci anni, a stretto contatto con il territorio, raccogliendo le ferite invisibili di tante vittime troppo spesso celate dal silenzio.

La nostra missione ha contributo nel tempo a costruire una rete operativa, didattica, politica e preventiva fra tutti gli attori sociali che si mostrano disponibili nella società a lottare per combattere una delle piaghe di dignità umana fra le più ingiuste e inaccettabili, com’è appunto la violenza sulle donne.

Ognuno di noi ha dunque il dovere di mettere in circolo il proprio fare, la propria esperienza: mettersi al servizio di una comunità fatta di tanti link collaborativi, dove il fenomeno della violenza non sia solo un’urgenza settoriale dei Centri Antiviolenza, o una croce per le vittime, ma bensì un problema comune, sentito da tutti, e dove tutti possano intervenire. Forze dell’Ordine, psicologi, scuole, associazioni, amministrazioni pubbliche, legislatore, medici, servizi sanitari, mass media, semplici cittadini. Ognuno ha un suo ruolo, ognuno ha un suo spazio.
I numeri, a livello nazionale, ci mettono di fronte ad un trend in crescita, e allarmante: nel 2005, i casi di omicidio sono stati 101, nel 2006 107, nel 2007 113, nel 2008 119, nel 2009 127, nel 2010 137 nel 2011 ben 124, e infine nel 2012 oltre 100.
Nel caso specifico di Donna Ceteris la nostra statistica ci parla, nel 2012, di 154 donne che hanno contattato la nostra Associazione, di cui 86 presi in carico (42 dalla psicologa, 44 dall’avvocato). Nel 2011, invece, abbiamo registrato 110 contatti, di cui 78 prese in carico (36 dalla psicologa, 42 dall’avvocato).
Di fronte a questo scenario allora, l’agire non è mai troppo per tentare di rieducare il mondo ai valori del dialogo, della tolleranza, della reciprocità all’ascolto. Perché è da qui che bisogna iniziare, dalla radice sradicata di una comunità, dalla sua incapacità ad amare in modo sano, dai suoi fraintendimenti nel vivere i sentimenti, dal vivere un rapporto di coppia non più come sinonimo di proprietà ma come relazione umana e dell’anima.

di Silvana Maniscalco (pubblicato su Libero.it)

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