25 novembre

La Rete non basta se non si applica una visione sistemica. Oggi occorrono politiche di inclusione sociale e una collaborazione più forte fra Istituzioni e Centri antiviolenza. ​

La Rete non basta se non si applica una visione sistemica. Oggi occorrono politiche di inclusione sociale e una collaborazione più forte fra Istituzioni e Centri antiviolenza. ​

Oggi la lotta contro la violenza di genere ha raggiunto in Sardegna un livello di consapevolezza diffuso, ma questo non basta. Il lavoro da fare resta ancora tanto, sia sul piano politico che sui livelli di pianificazione delle risorse ​.​ Il traguardo raggiunto negli anni scorsi, con la costituzione di una rete regionale fra i principali attori impegnati nel contrasto alla violenza, è certamente un risultato concreto, ma ora occorre uno sforzo in più, di superamento e di miglioramento.

Questa giornata non può essere soltanto un decalogo emergenziale di dati o di numeri che già in altre parti dell'anno, i Centri come le Istituzioni, sono in grado di diffondere in diversi ambiti mediatici e non. Serve, semmai, spingersi oltre.

Affidando al 25 novembre la possibilità di poter diventare qualcosa di più evidente rispetto agli anni passati. Non solo la quantità delle iniziative genera crescita dei livelli di attenzione, bensì anche la qualità e la proposta delle azioni. Nella disomogeneità che talvolta emerge si rischia di non portare avanti contenuti necessari per far crescere una battaglia ancora complessa. Quello che si evince, infatti, è proprio la difficoltà a realizzare una visione di insieme sul come agire a livello territoriale, una strategia coordinata e sinergica che ottimizzi il legame tra pubblico e privato sociale, affinché si possa fare riferimento ad un sistema capace di rispondere in termini di soluzioni, e non solo di visibilità.

​Per queste ragioni bisogna impegnarsi per una visione sistemica, dove ognuno possa avere un proprio ruolo, e soprattutto un ruolo certo: e non che le istituzioni agiscano come se fossero associazioni, o viceversa. Oggi bisogna introdurre temi nuovi nell'operatività dei Centri Antiviolenza, attivando politiche di empowerment, iniziative di inclusione sociale, progetti personalizzati di reale autodeterminazione. È necessario, insomma, restituire alle donne vittime di violenza l’acquisizione di competenze e autostima, incentivi necessari per una vita autonoma. Questo significa raggiungere un livello di collaborazione alto fra i diversi membri della rete, ma significa anche migliorare il livello di comunicazione fra mondo economico e sociale; elaborare protocolli operativi di collaborazione con organismi preposti; tutelare minori e famiglie.

Se non riusciremo a dare un senso a queste nuove sfide la giornata del 25 novembre resterà soltanto un vacuo momento celebrativo.

Silvana Maniscalco

Presidente Associazione Donna Ceteris

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