Basta con l'indignazione del momento. Per combattere la violenza servono tavoli permanenti e una vera collaborazione fra Enti pubblici e Centri Antiviolenza. Subito un'agenda urbana di sicurezza.

Basta con l'indignazione del momento. Per combattere la violenza servono tavoli permanenti e una vera collaborazione fra Enti pubblici e Centri Antiviolenza. Subito un'agenda urbana di sicurezza.

Abbiamo bisogno di riflettere. Ma ancor più, di essere ascoltate. Non può essere sempre la logica del singolo episodio a suscitare rabbia e indignazione. Serve una cultura della sicurezza che sia costante. Un'azione educativa, non solo punitiva. Oggi le donne e i minori sono vittime di un vuoto amministrativo, politico e culturale che coinvolge tutti. Per questo, Regione, Comuni, Area Metropolitana, Forze dell'Ordine e Centri Antiviolenza devono sedersi sullo stesso tavolo per disegnare congiuntamente interventi concreti di sicurezza urbana. Diversamente, siamo costretti ad accettare l'imprevedibile caos di una città esposta al rischio.

In Sardegna la piaga della violenza continua ad essere allarmante. Lo scorso anno sono stati commessi oltre 51.000 reati, di questi, 15.549 hanno coinvolto donne. Nei primi sei mesi dell'anno in corso su 16.440 delitti, 4.840 hanno visto vittime le donne. Negli ultimi cinque mesi le violenze sessuali hanno avuto un'incidenza dell'85,29% a livello regionale e dell'80,95% nel cagliaritano.
Questo scenario è decisamente fuori controllo. Il lavoro dei Centri Antiviolenza oggi è esposto sempre più ad una esiguità di risorse che costringe le operatrici a condizioni di servizio spesso fragili e di complesso intervento. Eppure, gli stessi Centri, restano ancor oggi i presidi più importanti nella lotta contro la violenza di genere. La verità, allora, è che non possiamo lasciare più nulla al caso. Bisogna attivarsi per una visione sistemica del fenomeno, dove ognuno possa avere un proprio ruolo, e soprattutto un ruolo certo.

Non solo. Occorre introdurre nuovi temi nell’operatività dei Centri Antiviolenza, politiche di empowerment, iniziative di inclusione sociale, progetti personalizzati di reale autodeterminazione. Questo significa raggiungere un livello di collaborazione alto fra i diversi membri della rete, ma significa anche migliorare il livello di comunicazione con gli enti pubblici, ed elaborare protocolli operativi di collaborazione fra organismi preposti.

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