Occorre lavorare ad un nuovo patto culturale. La cronaca degli ultimi giorni - dalla tragedia di Mattia Stanga e Alba Chiara Baroni, fino al drammatico delitto di San Teodoro - ci consegna, ancora una volta, un esito sconfortante per la battaglia contro la violenza di genere, e non soltanto sul piano delle vite andate perse, ma anche sul piano culturale e, più strettamente, della comunicazione crossmediale, dove, il deficit di linguaggio, la distorsione dei messaggi, la manipolazione dei fatti diventano sempre più una concausa della cultura del male.

Occorre lavorare ad un nuovo patto culturale. La cronaca degli ultimi giorni - dalla tragedia di Mattia Stanga e Alba Chiara Baroni, fino al drammatico delitto di San Teodoro - ci consegna, ancora una volta, un esito sconfortante per la battaglia contro la violenza di genere, e non soltanto sul piano delle vite andate perse, ma anche sul piano culturale e, più strettamente, della comunicazione crossmediale, dove, il deficit di linguaggio, la distorsione dei messaggi, la manipolazione dei fatti diventano sempre più una concausa della cultura del male.

C'è, senza alcun timore di esagerare, un'esasperazione della violenza e dei suoi derivati mediatici, talvolta un'incapacità a capirli e raccontarli. La prova sta in quello che leggiamo: titoli inadeguati, spesso urlati, ricostruzioni cronachistiche che mutano il profilo psicologico e umano delle vittime e dei carnefici, fragilità di analisi e di indagini, ma anche una ostentazione di formule narrative stereotipate e intrise di luoghi comuni.

CAMBIARE LINGUAGGIO

Di fronte a questo scenario, che di sicuro non aiuta nell'applicazione di un percorso di prevenzione, la necessità è quella di cambiare linguaggio per cambiare approccio e cultura rispetto alla violenza. È un appello, questo, che come Centro Antiviolenza Donna Ceteris, abbiamo rivolto in più occasioni ai mass media, e con essi, anche alle istituzioni, alle forze dell’ordine, e a tutti i soggetti attivi nella lotta contro la violenza di genere. Riscrivere le parole della violenza, questo l'obiettivo, perché troppe volte le storie di maltrattamenti, gli abusi pubblici o privati, le minacce e gli omicidi vengono derubricati attraverso rovesciamenti mediatici che li trasformano in raptus, gelosia, amore malato, al punto da trasformare l’uomo, responsabile della violenza, nella vittima della situazione, e la donna in colei che in qualche modo se l’è cercata; o ancora, come accaduto in questi giorni, coppie divise e lacerate, in "coppie innamorate".

UN PATTO CON I MEDIA

È dunque evidente che qualcosa non torni, e che la responsabilità di un racconto oggettivo e deontologicamente corretto sia determinante. Troppe volte, infatti, la violenza viene trattata come un fatto di cronaca nera isolato, optando per una narrazione morbosa, quasi da fiction, utile a rendere la storia più appetibile, minimizzando per contro la gravità del reato e mutando la stessa responsabilità delle colpe. Oggi, allora, abbiamo il dovere di sollecitare una nuova alleanza fra chi si occupa in prima linea dei temi della violenza sulle donne - Centri Antiviolenza, strutture sanitarie, forze dell'ordine - e chi maneggia la comunicazione mediatica, giornali, blog, social, aziende pubblicitarie. Un patto per riscrivere parole, messaggi, valori, codici. Un patto per costruire una nuova rivoluzione culturale.

di Silvana Maniscalco

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