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La nostra posizione sul congresso di Verona.

La nostra posizione sul congresso di Verona.

C’è un’invadenza pericolosa della retorica nel dibattito attuale sulla famiglia. E c’è, va ammesso senza alibi o infingimenti, uno sconfinamento incontrollato della propaganda, che trasforma ogni tema in marketing e corsa allo slogan. La verità però è un’altra, ed è una verità che non nasce da una presa di posizione politica, bensì dalla profonda libertà degli individui. La stessa libertà che, noi operatrici di un Centro Antiviolenza, il Centro Donna Ceteris, sosteniamo fin da quando siamo nate nel lontano 1995. Perché è da qui che nasce tutto: dalla libertà. Non, dunque, dai condizionamenti del momento, non dal dogma della morale, non dal disperato tentativo di opporsi al tempo. La famiglia è la cellula della società a cui apparteniamo, ma è una cellula in movimento, un corpo sociale che evolve, che si esprime mediante nuove forme e nuovi linguaggi.

Ecco perché quello che abbiamo visto a Verona nei giorni scorsi non ci appartiene, ed è esattamente l’opposto di questa evoluzione. Piuttosto, una regressione rispetto alla quale non possiamo stare in silenzio, soprattutto come entità che si occupa nel quotidiano di temi legati alla famiglia, ai minori e alla cultura di genere. C’è un solo anticorpo allora che ci permette di reagire: la comprensione. Perché sapere è un dovere. Saper distinguere i significati, saperli riconoscere, saperli applicare. Ad iniziare dal concetto di famiglia, che, va ricordato, non è un fenomeno naturale, ma culturale, diverso da società a società; e così pure il matrimonio, che a sua volta è un istituto giuridico che norma una relazione fra persone. Ebbene: in tutto questo non c’è nulla di naturale, se non nell’ambito strettamente religioso, sul quale, anche qui per aderenza al principio di libertà, ognuno può scegliere di entrare o restare fuori. E del resto, le posizioni assunte dalla Chiesa di Papa Francesco negli ultimi anni, aprono larghi spiragli ad un mondo fatto di persone, una realtà composta da scelte di genere che non per forza coincidono con la condizione biologica con la quale si nasce, orientamenti sessuali che sono dettati dal sentimento e dall’attrazione non dall’allineamento a logiche conservatrici.

Dobbiamo rendercene conto: oggi l’Italia, e con l’Italia l’Occidente tutto, sono, nei fatti, delle società che già da tempo vivono il cambiamento. Ce lo dice la realtà di tutti i giorni. Ce lo dicono le unioni civili. Ce lo dicono le tante donne che quotidianamente, in silenzio e con coraggio, si battono per rovesciare modelli di pensiero retti da una cultura maschile ancora dominante, da una violenza del linguaggio incontrollata e da leggi ancora troppo deboli per tutelare i diritti di chi subisce maltrattamenti fisici e psicologici. Forse, chi oggi difende la famiglia con i toni e le narrazioni andate in scena a Verona, è il vero nemico della famiglia. Perché alle tante battaglie di civiltà portate avanti in questi anni, contrappone l’oscurantismo di una società chiusa – la visione della famiglia contenuta nel decreto Pillon è un fulgido esempio – una società impaurita, ritratta in un’identità senza confronto.

Noi, come operatrici di un Centro Antiviolenza, come donne in prima linea per costruire forme di libertà senza paura (è il nostro messaggio cardinale del resto) continuiamo ad essere dalla parte di una società aperta, libera, tollerante: una società che crede nei diritti e in una famiglia capace di contenere ognuno di questi valori.

 

 

 

di Silvana Maniscalco

Presidentessa Centro Antiviolenza Donna Ceteris