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Morire per la mano di un uomo. Morire soffocate di violenza. Nel silenzio delle mura domestiche. Nell’indifferenza di una società disgregata, distratta, che non sempre si accorge del male che una donna porta dentro con sé.

Morire per la mano di un uomo. Morire soffocate di violenza. Nel silenzio delle mura domestiche. Nell’indifferenza di una società disgregata, distratta, che non sempre si accorge del male che una donna porta dentro con sé.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per ricordare un fenomeno drammaticamente attuale. Un “femicidio” che non si ferma. Ma anzi, sembra essere costantemente in crescita. Lo dicono gli psicologi, lo urlano le associazioni, che da anni denunciano dati allarmanti e sottostimati.

I numeri disegnano uno scenario drammatico.

In Italia, una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale. E ogni anno, secondo i dati Istat, vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Quasi 700 mila donne (sempre dati Istat) hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza. Nel 62,4% dei casi, i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza.

Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stalking, il 10% circa degli omicidi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 ha avuto come prologo atti di stalking, l’80% delle vittime è di sesso femminile e la durata media delle molestie insistenti è di circa un anno e mezzo. Uno scenario bellico.

La violenza è un cancro che colpisce principalmenete le donne. Ed essere donne, oggi, sembra comportare un costo fisico, psicologico, sociale. Un prezzo che la società non può più accettare, contro il quale occorre unire l’impegno di tutti: le migliori risorse sociali, politiche, intelletuali, didattiche e associazionistiche. Una rete che costruisca un’alternativa culturale condivisa, un’alternativa capace di depotenziare il linguaggio della violenza, dell’aggressività e del sopruso, a favore dei valori universali del confronto, del rispetto, della tolleranza, della parola. Detto altrimenti, un superamento della violenza dalla radice, introducendo una rivoluzione culturale, di pensiero.

C’è un solo rimedio allora per combattere questo immenso crimine: schierarsi. Stare dalla parte di chi lotta contro la violenza, con la convinzione di poterla sconfiggere. Schierarsi in ogni momento della nostra vita quotidiana. Nelle nostre scelte, nel modo in cui stiamo al mondo, nei nostri progetti. Schierarsi. E schierarsi insieme. Entrando nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni, nei partiti, negli ospedali, nei luoghi di incontro comuni, nelle strade, nei centri commerciali. In ogni cellula della società. Ovunque, perchè ovunque occorre un impegno responsabile contro l’insinuante minaccia di questa mano assassina.

Una società che accetta di essere sconfitta dalla violenza è una società debole, impaurita, priva di unione, senza futuro. Non possiamo più permetterlo.

di Silvana Maniscalco

Presidente Associazione Progetto Donna Ceteris
(editoriale pubblicato da l’Unione Sarda nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne)