Strategie per l’equità di genere

Un percorso di approfondimento accademico e di formazione avanzata dedicato all’equità di genere, nell’ottica di una costruzione sul territorio di nuove professionalità esperte nelle strategie di potenziamento delle pari opportunità. Questo il focus del Master di Primo livello, “Gender equality – strategie per l’equità di genere”, attivato nell’Università degli Studi di Cagliari, dal Dipartimento di Psicologia, con il coordinamento della Docente di Criminologia, la Prof.ssa Cristina Cabras. La proposta nasce come risposta ad un bisogno di professionalizzazione nell’area delle strategie di sviluppo dell’equità di genere in tutti i settori della società.

OBIETTIVI

L’obiettivo generale del progetto è la creazione di una nuova figura professionale (esperta/o in strategie per il potenziamento delle pari opportunità) che “acceleri” la modernizzazione e l’innovazione di tutti i settori della nostra società - a partire dai contesti scolastici ed educativi fino agli apparati produttivi del mercato del lavoro, ai luoghi della politica istituzionale, dei processi culturali - al fine di raggiungere gli auspicati livelli di partecipazione democratica e di giusta integrazione delle donne e degli uomini secondo la media europea.

PROFESSIONALIZZAZIONE

Il Master è finalizzato a formare figure professionali ad alta specializzazione, con competenze multidisciplinari, in grado di progettare e sviluppare strategie di valorizzazione delle differenze di genere in un’ottica di pari opportunità.

Gender Equality si propone inoltre di incrementare, in figure professionali già esistenti, la consapevolezza circa le problematiche dell’uguaglianza delle opportunità, dell’uguaglianza dei diritti e del rispetto delle diversità, oltre che la competenza per la realizzazione di pari opportunità tra persone in tutti gli ambiti istituzionali e sociali.

COMPETENZA

L’approccio è quello multidisciplinare poiché tende a sviluppare competenze psicologiche, unitamente a competenze pedagogiche, sociologiche, linguistiche, giuridiche, biologiche, antropologiche offrendo una specializzazione a chi intenda applicarle nell’ambito professionale.

Il GAP DELL’ITALIA

I fenomeni di esclusione e discriminazione connessi al genere nel nostro paese limitano il diritto alla cittadinanza e ne svelano l’anacronisticità. La mancanza di pari opportunità è un fattore determinante nel ritardo dei processi di sviluppo del nostro sistema paese. In tutti i contesti sociali (politici, lavorativi, familiari, relazionali,) malgrado i primi passi mossi in questi ultimi anni, siamo ben lungi dall’aver realizzato un’effettiva situazione di equità. In particolare, come riportato nell’ultima pubblicazione ISFOL (Mercato del lavoro e politiche di genere 2012), il nostro Paese, dopo aver mancato gli obiettivi della Strategia di Lisbona (occupazione femminile al 60%), non è in linea neanche con quelli definiti dalla Strategia Europa 2020 (75% per l’occupazione di uomini e donne) e registra un tasso di occupazione femminile pari al 46,9% - valore più basso tra i paesi europei -, con un gap di genere pari a 25,7 punti percentuale mentre quello medio europeo è del 13,1%. Nella classifica europea l’Italia è al quartultimo posto per tasso di occupazione femminile, seguita solo da Turchia, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e Malta. Inoltre, la partecipazione femminile al mercato del lavoro è confinata quasi esclusivamente nel settore dei servizi, determinando una forte segregazione orizzontale; utilizzo del part time quasi esclusivamente tra la componente femminile della popolazione e, comunque, con bassi livelli di incidenza se paragonati al resto d’Europa; ed infine, un differenziale salariale strutturalmente connesso alla qualità del lavoro femminile. Il cambiamento, come noto in Italia è molto lento, ancor più quando si tratta di questioni legate al genere. Secondo le più aggiornate statistiche pubblicate dal Global Gender Gap Report (Hausmann, Tyson, Zahidi, 2012) l’Italia occupa l’ottantesima posizione (su 135 paesi) e presenta un gravissimo gap circa la partecipazione delle donne alla vita economica ed alla vita politica. La percentuale di cambiamento che l’Italia ha saputo produrre dal 2006 al 2012 è del 4,6% mentre paesi come il Ciad presentano una percentuale di cambiamento del 6,5, il Belgio dell’8,1%, il Lussemburgo dell’11,5%.
Sul versante della violenza, in Italia, si mantengono forti resistenze culturali, prodotte e costantemente riprodotte da pregiudizi e stereotipi radicati che offrono alle donne un triste primato: le donne vittime di tentati omicidi e omicidi, maltrattamenti fisici, psicologici, economici perpetrati in famiglia, nonché di stalking. Evitando inutili strumentalizzazioni del dato, dobbiamo altresì ricordare che l’Italia presenta un tasso di omicidio.

RISCRIVERE L’UGUAGLIANZA

Per queste ragioni c’è bisogno di una “accelerazione” dei processi di sviluppo delle uguaglianze pur nel legittimo riconoscimento delle reciproche differenze.
Solo una figura professionale esclusivamente dedicata a promuovere strategie per l’equità di genere potrà rappresentare una effettiva e concreta rimodulazione delle condizioni sfavorevoli all’uguaglianza tra donne e uomini e potrà ridurre fenomeni di abuso e violenza intra ed extra familiare.
Le competenze specifiche realizzate dal Master previste condurranno ogni partecipante a:

  • riconoscere gli aspetti psicologici, educativi, sociologici, linguistici, giuridici, filosofici, antropologici, biologici dei fenomeni di esclusione legati al genere
  • saper analizzare l’impatto della prospettiva di equità di genere nei diversi contesti;
  • sviluppare metodologie di ricerca e di intervento sulle problematiche di genere
  • progettare azioni di empowerment rivolte a promuovere l’eguaglianza di genere in ambito sociale, familiare, relazionale, lavorativo, scolastico, sanitario etc.;
  • controllare il processo di analisi e la valutazione delle pratiche di intervento;
  • gestire interventi in contesti locali, nazionali e internazionali.

I PARTNER

A livello nazionale si tratta un’iniziativa unica in Italia, realizzata con il contributo dell’Assessorato Regionale del Lavoro e formazione professionale, in collaborazione con il Centro Donna Ceteris, l’Aston University di Birmingham, l’Universidad de Porto e il Kent Centre for Law Gender and Sexuality University of Kent.

Assessorato Lavoro Sardegna
Aston University
Universidade do Porto
University of Kent

 

 

UNA BUONA PRATICA PER LO SVILUPPO

Per la Prof.ssa Cristina Cabras, coordinatrice del Progetto, “Le dinamiche discriminatorie che nascono dal pregiudizio di genere diventano un freno per lo sviluppo del nostro Paese, limitando il diritto alla cittadinanza e svelando la fragilità di modelli culturali e comportamentali non solo anacronistici, ma del tutto improduttivi, in ambito politico, occupazionale, relazionale ed economico”.
In questo senso, Gender Equality, si propone come una buona pratica per formare esperte ed esperti in grado di progettare e sviluppare azioni per la valorizzazione delle differenze di genere al fine di raggiungere gli auspicati livelli di partecipazione democratica e di giusta integrazione delle donne e degli uomini secondo la media europea. Il corso è stato aperto ai laureati triennali e magistrali di tutte le facoltà e a coloro che siano in possesso di titolo equipollente antecedente il DM n. 509/1999.

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