“Quella sulle donne, è una violenza riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani."

“Quella sulle donne, è una violenza riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani."

"E può assumere forme diverse e originarsi in contesti e relazioni sociali differenti. Ma ciò che oggi possiamo dire, e ad alta voce, senza più nasconderci, è che la violenza contro le donne esiste, c’è, è viva e presente. E come tale va contrastata, respinta, condannata. Valga il vero: questo triste fenomeno è sempre esistito, e oggi ciò che conta è il coraggio di denunciarlo.”

Ancora pochi giorni è inizierà la fase di produzione del nuovo film di Giovanni Coda dal titolo LA DONNA DI CARTA. Da un’idea di Giovanni Coda, sceneggiato da Francesca Falchi, il film, prodotto dalla Labor Cinema e dalla ReindeerCatSolutions (già produttrici del film Il Rosa Nudo) su cui vige ancora uno stretto riserbo, sarà interamente girato fra Cagliari e Quartu Sant’Elena.
Partner ufficiale L’Associazione “Progetto Donna Ceteris”, fondata e presieduta dalla Dott.ssa Silvana Maniscalco, rappresenta nel territorio della Provincia di Cagliari un punto di riferimento operativo impegnato da oltre dieci anni nel tema della violenza contro le donne.

IL CASTING
L’Associazione Labor in collaborazione con la ReindeerCatSolutions “Immagine e Comunicazione” e il Circolo del Cinema Vide@ intendono organizzare un casting nell’ambito del quale potranno essere selezionati n. 10 (dieci) attrici e n.1 (uno) attore da inserire nel ruolo di comparse del film lungometraggio dal titolo provvisorio “La donna di carta” (di seguito, “Film”) diretto da Giovanni Coda, prodotto da ReindeerCatSolutions (di seguito, “casting”), che sarà diffuso nelle sale cinematografiche nella primavera del 2014.
Il casting, suddiviso in due fasi, prevede una prima preselezione “on line” ed un seconda selezione effettuata direttamente dal personale della ReindeerCatSolutions
Il casting on line si svolgerà nelle seguenti date: dal 15 luglio al 30 luglio 2013 inviando una mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
con in oggetto Casting “La Donna di Carta”.

IL FILM
Nell’affrontare il progetto de LA DONNA DI CARTA una cosa è parsa fondamentale: la semplicità assoluta dell’azione dalla quale deriva la struttura del testo.
Una semplicità orrorifica perché l’azione si esplica in una lesione fisica e emotiva nei confronti di “una” vittima da parte di “un” carnefice che, nel procurare quelle lesioni (permanenti mai effimere), si avvale di una brutalità bestiale giustificata dall’istinto.
LA DONNA DI CARTA vuole raccontare quella brutalità senza mostrarla: perché saranno le parole a dipingere quell’aggressione che è sempre ingiustificata nonostante la “semplicità” della stessa.
Dal momento che la violenza nasce comunque da una complicità tra un maschile che agisce ed un femminile che subisce, ne LA DONNA DI CARTA il punto di vista è duplice: e questa duplicità è supportata da ragioni e considerazioni ineccepibili secondo chi le agisce e le subisce dall’interno.
Ecco allora che chi ascolta quelle motivazioni quelle giustificazioni lineari logiche ineccepibili di una violenza consumata spesso nel silenzio e nella “complicità” (che è quella vessatoria tra vittima e carnefice) si trova a dover fare i conti con una inabilità all’azione “consolatoria” che lo colpisce nel profondo.
Le immagini cinematografiche (non realistiche ma poetiche) amplificano questo senso di impotenza: non indugiano nella violenza ma attraverso la potenza dei volti e dei corpi che quella violenza l’hanno subita e sconfitta ne rivelano le tracce indelebili che hanno inciso l’anima.
LA DONNA DI CARTA non è la storia di una morte “annunciata”: è la storia di una resurrezione “voluta” che nasce non dalla debolezza ma dalla forza; che vuole raccontare una vittoria (su di sé, sull’altro da sé) e non una sconfitta; che vuole essere testimonianza di anime ritrovate e non di corpi perduti.
Perché non è la morte a dover far notizia.
Ma la vita.

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