La sfida dell'educazione può ancora reggere?

Dietro un episodio di cronaca c’è sempre un mondo che ci sfugge, dinamiche sociali che non vediamo, o che spesso non volgiamo vedere. Forse perché difficili da capire, o forse perché complesse nella loro gestione. Ne sono un esempio i recenti fatti che dilagano in tutto il mondo sul tema del bullismo e, in modo particolare, del cyberbullismo. Profonde ferite che lacerano l’universo adolescenziale con episodi forti, che scuotono, e ci richiamano sempre più a riflettere sulle ragioni profonde che spingono gli adolescenti a gesti così violenti e radicali.
Tante le spiegazioni che possiamo dare, ma prima occorre colmare una lacuna ancor più drammaticamente urgente: la lacuna delle responsabilità. Che è in sé un’implicita e necessaria assunzione di colpe. Senza la quale nessuna ripartenza è possibile, e nessun fatto, per quanto tragico e netto che sia, può essere assimilato.Donna Ceteris vuole porsi in questi termini di fronte a questi episodi. Con gli occhi di chi da anni si occupa di violenza, in qualsiasi forma, colore o genere essa si manifesti. Scavando i perché, ma soprattutto restituendo luce al buio della non conoscenza. Quel buio che troppe volte sottomette i minori all’anarchica coercizione di spietati codici comunicativi e comportamentali che, come mostri che si muovono in silenzio, incalzano e inghiottono vite ed entusiasmi. Il cyberbullissmo è uno di questi. Un mostro che, come ogni forma di violenza, si impadronisce della vita di chi ne è vittima, la tiene in ostaggio, la rende schiava.

A esserne bersaglio sono principalmente i giovanissimi, adolescenti di 12-14 anni, in piena età scolastica. Figli di un’era digitale basata principalmente su una relazionalità di tipo virtuale, dove anche l’approccio alla sessualità diventa un legame di scambio barattato con futili esigenze commerciali: l’acquisto di una ricarica telefonica ad esempio, o il nuovo modello di un cellulare. Come nel bullismo, anche nel cyberbullismo, l’azione scatenante è quella di denigrare il compagno, l’amica o l’amico, il più fragile insomma, il più debole, emarginarlo fino al punto da renderlo inoffensivo, attraverso minacce che vedono come protagonista l’uso delle nuove tecnologie (computer, smartphone, ipad), usati dai carnefici per diffondere i loro attacchi contro le vittime.
Adolescenti lasciati alla loro sorte. Soli nell’affollata città globale della comunicazione di massa, chiusi dentro un circuito perverso di ricatti, soprusi e molestie che viaggiano indisturbate nell’onda lunga della rete.
Oggi, per alcuni ricercatori, il fenomeno è diventato più pericoloso della droga. Si rubano e-mail, profili, o messaggi privati, per poi renderli pubblici. Oppure si inviano sms, mms, e-mail aggressivi e minacciosi, o vengono diffuse immagini denigratorie, o intime, senza il consenso della vittima. La modalità d’attacco preferita è la persecuzione attraverso il profilo su un social network. Per la maggior parte dei ragazzi, gli episodi di bullismo virtuale sono molto più dolorosi di quelli reali, perché non ci sarebbero limiti a quello che si può dire e fare. E in tutto questo, spesso, i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all’oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti.

Ma in questo spaventoso incubo, qual’é, allora, il ruolo di chi, come Donna Ceteris, si trova da anni a combattere contro le difficili piaghe della violenza? Qual’é il peso educativo della famiglia in questo nuovo disegno sociale che stiamo vivendo? Quale quello degli educatori, nelle difficili trincee della scuola?
Difficile dare una risposta certa. Di sicuro, però, la società odierna sembra impreparata a domare eticamente la rapida evoluzione dei linguaggi, fino al punto da subire pericolose fratture generazionali, divisioni che oggi arrivano ad allontanare irrimediabilmente i genitori dai figli, gli insegnati dagli studenti. Ed è proprio in queste spaccature che si insinuano le forme più gravi di violenza. Gli abusi incontrollati. Gli strappi al buon senso.
Ma è qui che dobbiamo tornare. In queste crepe dove nulla riesce più a trovare un equilibrio. In queste aree sismiche dell’educazione. Dove i valori non fioriscono più. Nel non detto dei nostri figli. Nello sguardo muto dei nostri adolescenti. Nei loro visi distratti unicamente da tastiere e display. Qui dobbiamo avere il coraggio di scendere, per ricostruire ponti di dialogo e occasioni di crescita. Ristabilendo una sintonia di ascolto, aggiornando continuamente il nostro linguaggio. Diventano nuovamente padri e madri, maestri e maestre. Non più freddi tutori o professionisti dell’insegnamento culturale. Ma portatori di educazione. Di vita.
E’ una sfida complessa, che parte da lontano, ma che ogni giorno diventa sempre più difficile se rinunciamo ad affrontarla. Una sfida che richiede mezzi, volontà, tempo, e forse anche uno Stato presente e vivo.
Noi, come Donna Ceteris, crediamo che il tema della violenza non possa, né debba essere recintato alla sola violenza di genere, ma semmai concepito nella sua interezza. In ogni suo focolaio. A iniziare dai nostri figli. Chiedendoci chi sono, cosa vogliano, quali i loro problemi, e quali i loro sogni. Forse siamo ancora in tempo per intervenire. Ma per farlo occorre mettere in discussione tutti insieme un sistema educativo che ci sta sfuggendo di mano.