L’Associazione Progetto Donna Ceteris ha partecipato oggi a Roma (come unica referente regionale nell’ambito dell’associazionismo impegnato nella cultura di genere), al convegno nazionale promosso congiuntamente dal Consiglio d’Europa, dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, sul tema “L’entrata In Vigore Della Convenzione Di Istanbul Al Sicuro Dalla Paura, Al Sicuro Dalla Violenza“.

frontAccolte dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, le rappresentanti Donna Ceteris – la Presidente, dott.ssa Silvana Maniscalco, la Responsabile dello Sportello Antistalking di Cagliari, dott.ssa Antonella Pirastru, la Responsabile Assistente Sociale, dott.ssa Alessandra Sarais – hanno relazionato la loro testimonianza operativa in merito alla pluralità di casistiche raccolte nell’ambito delle attività inerenti i diversi ambiti territoriali di competenza.

“Il nostro impegno – ha detto la Maniscalco – va nella direzione delle parole tracciate dalla Presidente Boldrini: occorre, cioè, un necessario cambio di mentalità nella cultura di genere, che si realizzi anzitutto in una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni, in politiche più efficaci che riguardano il lavoro femminile, ma anche, nella composizione di campagne più articolate all’interno delle scuole, con piani e strategie unificate a livello territoriale.

Questo impone – ha aggiunto la responsabile Donna Ceteris – una riflessione importante. Soprattutto in Italia, dove c’è ancora tanto da fare. E dove, al di là della costante volontà spiegata dai Centri Antiviolenza, è del tutto assente un vero e proprio sistema organico di prevenzione e di tutela, capace di affrontare il fenomeno della violenza alla radice della sua espressione. Non è infatti sufficiente l’operato dei singoli più sensibili e attenti al problema. Serve qualcosa in più.

Molti gli aspetti su cui occorre concentrare gli sforzi. Manca – ha specificato la Maniscalco – purtroppo una reale fiducia nella giustizia. L’assenza della certezza della pena è un gap fortissimo che penalizza chi subisce episodi di maltrattamento. Lo stesso lavoro dei centri antiviolenza non trova l’appoggio di una rete di servizi, che spesso, se c’è, è debole, o altre volte risulta del tutto inesistente, o inadeguata a rispondere alle richieste d’aiuto.

La Convenzione di Istanbul consente di colmare queste profonde lacune, ed organizzare un sistema che ottimizzi gli sforzi e l’impegno delle donne, dei minori, delle famiglie, delle volontarie, degli operatori e delle operatrici, nell’affrontare la piaga delle violenza con tutti i suoi risvolti.

Serve ora un Piano Nazionale Antiviolenza – ha concluso l’esponente Donna Ceteris – il primo vero strumento per raccogliere in termini di concretezza la Convenzione di Istanbul, per chiamare a raccolta la società civile e far sì che si rispettivo gli obblighi internazionali”.